IT

 

 

01 dic 2025 14:40 dicembre 2025

People Centricity, crescita e innovazione si basano sulla cura delle persone

Digital transformation e innovazione tecnologica sono alla base della ridefinizione dei processi aziendali ma l’innovazione ha successo solo se mette al centro le persone.

People Centricity, crescita e innovazione si basano sulla cura delle persone

Focus

La tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, è elemento pervasivo nelle attività delle aziende. Ridisegna processi e modelli di business, migliora efficienza e produttività ma nonostante la sua importanza, rimane subalterna al vero patrimonio dell’azienda: le persone.

Spesso l’innovazione tecnologica è raccontata in funzione del business e come approccio che le aziende devono adottare per rimanere competitive. In realtà il punto di attenzione deve essere su quanto la tecnologia migliora la vita delle persone che la usano.

La people centricity ci impone di spostare il baricentro da che cosa fa la tecnologia alle persone per cui lo fa. Nell’attuale contesto di mercato, uno dei pilastri fondamentali della crescita e della sostenibilità delle organizzazioni è proprio la centralità delle persone.

In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici e da un mercato del lavoro sempre più fluido e competitivo, le aziende che pongono le persone al centro delle proprie strategie sono quelle che riescono a innovare, adattarsi e prosperare.

Essere un’organizzazione people centric significa andare oltre la semplice gestione delle risorse umane: vuol dire riconoscere il valore unico di ogni individuo, investire nel loro benessere e promuovere una cultura aziendale inclusiva e partecipativa, in cui ognuno possa esprimersi e crescere.

Oggi, le persone non cercano solo un impiego ma desiderano essere parte di un progetto in cui sentono di poter crescere, contribuire e fare la differenza. È qui che la people centricity si traduce in vantaggio competitivo.

Le organizzazioni che adottano questo paradigma si distinguono per l’attenzione all’ascolto, alla formazione continua e alla valorizzazione dei talenti interni. La leadership, in questo, assume un ruolo chiave:
è fondamentale guidare con empatia, promuovere la collaborazione e supportare la crescita personale e professionale di ciascun collaboratore.

La people centricity è una necessità strategica per affrontare le sfide della trasformazione digitale e sostenere l’innovazione. Investire nelle persone significa investire nel futuro dell’azienda: solo così è possibile costruire organizzazioni resilienti, pronte a cogliere le opportunità del cambiamento e a generare valore duraturo per tutti gli stakeholder.

Tre domande a

  • Loris Marchiori, Corporate Communication Director di Archiva Group

L’ospite di oggi è Loris Marchiori, che ci porta il punto di vista proprio e di Archiva Group sulla People Centricity.

La vision di Archiva Group poggia su tre pilastri - Dati, Processi e Persone – dove i primi due sono funzionali a creare ambienti aziendali in cui le persone possono eccellere. Quanto è importante il concetto di People Centricity dal tuo punto di vista?

La semplificazione di Dati, Processi e Persone ci permette, come Archiva, di orientare le nostre attività mantenendo un framework valoriale e operativo coerente. Ogni nostra proposizione di valore deve rimanere all’interno di questi tre pilastri per garantire un reale vantaggio competitivo ai nostri clienti e partner.

In estrema sintesi, ogni nostra iniziativa deve permettere:

un’ottimale gestione del dato e dell’informazione, dalla sua origine alla sua piena capitalizzazione, rendendola un elemento di valore presentabile a terzi, siano essi soci, amministratori, dipendenti o enti governativi di controllo come, ad esempio, l’Agenzia delle Entrate.

Il miglioramento dei processi che si sviluppano all’interno e all’esterno dell’organizzazione, sulla base dei flussi informativi che la attraversano e che devono essere gestiti in modo intelligente e profittevole.

Il coinvolgimento delle persone nella transizione digitale. Dati e processi impattano le persone e ci restituiscono informazioni preziose su come lavorano, operano e con quale livello di qualità ed efficienza.

Tutti i nostri sforzi rischiano di vanificarsi se non partiamo da un presupposto semplice, ma non sempre facile da concretizzare: se escludiamo le persone dal processo di creazione del valore, escludiamo l’unica variabile realmente in grado di contribuire in modo sostanziale al valore stesso.

Un dato non utilizzato o un processo che non scala a livello aziendale non generano alcun beneficio per l’organizzazione se non diventano oggetto di attenzione e utilizzo quotidiano da parte delle persone.

In questo senso diventa determinante il rapporto tra l’uomo e l’interfaccia delle soluzioni digitali: design e usabilità devono essere il mantra che guida la creazione di strumenti che lavorano per l’uomo, e non viceversa.

In una prospettiva più ampia, la People Centricity deve configurarsi come un vero approccio strategico e organizzativo. Il suo obiettivo è creare un ambiente che promuova benessere, soddisfazione e coinvolgimento, riconoscendo che un’organizzazione prospera quando i suoi membri sono motivati, supportati e valorizzati.

Per i collaboratori, la People Centricity si traduce in attenzione allo sviluppo professionale, alla cultura organizzativa e al benessere complessivo, creando un luogo di lavoro inclusivo, con opportunità di crescita e un buon equilibrio tra vita privata e lavorativa.

Per i clienti, significa offrire esperienze — non semplici prodotti — personalizzate, e soluzioni capaci di soddisfare le loro esigenze, utilizzando feedback e interazioni per migliorare costantemente la customer experience.

Dal tuo punto di vista, quanto è importante la funzione di comunicazione interna nelle aziende? Quanto concorre a sostenere la centralità delle persone?

La funzione comunicazione permea l’azienda nel suo complesso ed è fondamentale per le persone per generare conoscenza, rafforzare le relazioni e il senso di appartenenza all’interno delle organizzazioni.
Sono convinto, tuttavia, che non tutte le altre funzioni di business siano consapevoli di questa importanza ed è nostro compito valorizzarla e fare comprendere quanto sia strategica non solo per la reputazione e la solidità dell’impresa ma anche per il benessere degli individui. Il nostro impegno è raccontare la funzione immanente della comunicazione.

Possiamo vedere un’azienda manifatturiera come un’organizzazione in cui entrano materie prime o semilavorati ed escono prodotti destinati a dei consumatori, ma possiamo vedere la stessa azienda come uno snodo di informazioni e contenuti che entrano si diramano e si trasformano all’interno dell’organizzazione e si palesano a un pubblico sottoforma di cataloghi, siti web e campagne social che “dovrebbero” raccontare un valore. Ecco, se i comunicatori la vedessero secondo questa seconda possibilità, partirebbero dalle frontiere comunicative, ovvero dall’ingresso o dalla nascita dell’informazione, percorrerebbero tutti i mille rivoli aziendali in cui queste informazioni e contenuti si diramano, cambiano forma, spesso perdendo il contatto tra significato e significante e ancor più spesso creando un vero e proprio linguaggio aziendale, che nessuno è in grado di comprendere all’esterno dell’organizzazione o peggio ancora del singolo reparto.

E con questa visione del ruolo della comunicazione si paleserebbero gli errori degli assetti organizzativi e di tutti i processi che non funzionano; in particolare, si pensa sempre che il processo sia qualcosa di fisico di tangibile, sempre riferito a produrre qualcosa. Dal mio punto di vista qualsiasi processo aziendale è invece un processo di comunicazione, di flusso informativo e di arricchimento del contesto che abilita una catena di azioni sperabilmente eseguite con cognizione di causa ed effetto. Riallineare la comunicazione interna e usarla come strumento di indagine e di messa in discussione “del (dis)ordine costituito”, ci permetterà di avere la massima aderenza tra:

Valori, che devono essere trasferiti alle persone e devono essere coerenti nell’esperienza lavorativa dei collaboratori sia in termini di premio che di responsabilità.

Value proposition, intesa in senso ampio anche nel come il valore viene erogato al cliente e come il cliente viene assistito nel momento in cui qualcosa non dovesse funzionare a dovere.

Offering chiaro, etico e trasparente.

Comunicazione esterna e identità del brand coerente.

Archiva è un’azienda in espansione che, grazie alla crescita organica e a importanti acquisizioni, è diventata un Gruppo di riferimento nel digitale. Quali sono le sfide che, nel tuo ruolo, ti trovi ad affrontare per gestire questo cambiamento?

Archiva sta imparando a fare un lavoro nuovo, sta imparando a integrare realtà diverse. Il mio ruolo è quello di mantenere “serrati i ranghi” sulla visione di gruppo, favorendo un appiattimento degli interessi particolari in favore degli interessi generali di tutta la comunità aziendale.

Ovviamente non mancano gli aspetti operativi come quello di armonizzare le nuove value proposition nella più generale offerta del gruppo cercando in questo di non generare un’offerta elefantiaca, ovvero che aggiunge meramente al menu senza apportare valore. Ridurre la complessità è fondamentale quanto avere un riferimento di priorità solido.

Per il resto stiamo sempre parlando di far lavorare insieme delle persone, spesso dei grandi professionisti e per questo la mia ricetta è abbastanza semplice: umiltà, empatia e ascolto.

Archiva Group è l’azienda italiana punto di riferimento da oltre 25 anni
per lo sviluppo di servizi digitali in outsourcing e per la consulenza specializzata in transizione digitale.

News dal mondo social

LinkedIn: un nuovo algoritmo 360Brew basato su AI

LinkedIn sta introducendo un nuovo algoritmo con i Large Language Model, che ha riformulato il modo in cui i contenuti vengono personalizzati
nel feed. L’obiettivo è offrire un’esperienza più pertinente per gli utenti
e migliorare la qualità delle interazioni.

GEM: il nuovo modello AI di Meta per migliorare gli annunci pubblicitari

Meta ha lanciato GEM, modello di AI progettato per ottimizzare le inserzioni su Instagram e Facebook. Grazie all’analisi di miliardi di dati, GEM propone annunci più pertinenti e aumenta le conversioni.

Instagram: nuovi insight sui competitor per gli account aziendali

Instagram lancia “Competitive Insights” nella dashboard dedicata
agli analytics
, offrendo alle aziende un nuovo strumento per analizzare
e valutare le performance del proprio account. Con questa funzione, è possibile selezionare fino a dieci account competitor e confrontare metriche come la crescita dei follower e la frequenza di pubblicazione, includendo Reels, post nel feed e annunci.

 

News dal mondo dell'editoria

Tre editori italiani su 4 usano l’intelligenza artificiale

L’AI viene principalmente utilizzata per ottimizzare la produzione
e la distribuzione dei contenuti digitali. La sua adozione è vista come un’opportunità per innovare il settore, migliorare l’efficienza e rispondere alle nuove esigenze del mercato.

La Sicilia torna a Roma e Milano

“La Sicilia” torna in edicola a Roma e Milano, rafforzando la presenza fuori regione e puntando a una diffusione sempre più ampia. L’obiettivo è valorizzare la voce della Sicilia e del Mezzogiorno nel dibattito italiano, ampliando il pubblico e rilanciando il giornale su scala nazionale.

Marco Romani è il nuovo direttore del Venerdì

Romani succede a Silvia Bizio e guiderà il settimanale puntando sull’innovazione dei contenuti e sulla valorizzazione del magazine
nel panorama editoriale italiano.

Il Messaggero, Roberto Napoletano alla direzione

Il ritorno di Napoletano alla guida del quotidiano segna una nuova fase editoriale, puntando su un rilancio dei contenuti e su una maggiore attenzione alle sfide attuali del mercato dell’informazione.

Best practice

Change Up, un invito all’azione in un mondo che accelera il cambiamento

Change Up è l’evento annuale di Archiva Group dedicato alla business community italiana, che tratta grandi scenari economici e tecnologici con la presenza di esperti e personalità di primo piano. L’ultima edizione, svolta il 30 settembre presso la Camera di Commercio di Verona, ha visto la partecipazione di oltre 300 decisori aziendali.

Giunto alla quinta edizione, Change Up è diventato un nome riconosciuto tra i principali eventi business e significa letteralmente cambiare marcia. È un contesto dove conoscenza, analisi e riflessione si traducono in strategie di azione, in un mondo che accelera il cambiamento. Gli ospiti infatti sono condotti attraverso una sessione plenaria dedicata ai temi alti e workshop paralleli che trattano tutti i contenuti tecnologici di maggiore attualità.

Parola del mese

Blue Ocean Leadership

Allo stesso modo in cui la teoria strategica dell’Oceano Blu può creare spazi di mercato inesplorati, la Blue Ocean Leadership permette di liberare l’immenso potenziale e i talenti ancora inespressi dei dipendenti all’interno delle organizzazioni. È un approccio che sfugge alla logica della competizione diretta, creando valore in modo originale e sostenibile.

Di fatto, la leadership Blue Ocean funziona perché i “clienti” dei manager, ossia le persone che essi supervisionano e a cui rendono conto, sono coinvolti nell’identificare ciò che è efficace e ciò che non lo è all’interno dell’organizzazione. Questo modello non richiede ai leader di cambiare chi sono ma di intraprendere un insieme diverso di attività, un cambiamento molto più semplice da implementare e monitorare rispetto a modifiche ai valori o ai mindset.