06 settembre 2012

Ricerca BSA mostra che l’adozione del cloud in Europa trascina la media globale

Ma necessita ancora una spinta energica perché il cloud computing possa dirsi pienamente lanciato nell’IT europea
 

I dati di una ricerca – condotta quest’anno da Ipsos Public Affairs per Business Software Alliance (BSA) su circa 4.000 utilizzatori di computer in nove nazioni dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Polonia, Regno Unito, Romania e Ungheria) – evidenziano che il cloud computing è una delle tecnologie a più rapida crescita nel mercato globale; tuttavia, solo meno di un quarto degli utenti di computer europei afferma di accedere a servizi cloud.

Per la precisione, solo il 24% degli intervistati risponde di avere accesso ad applicazioni cloud quali servizi email o programmi di elaborazione testi online, rispetto a una percentuale mondiale del 34%. Inoltre, risulta che una vasta maggioranza di utenti europei non ha familiarità con il cloud: ben il 65% degli intervistati afferma infatti di “non averne mai sentito parlare” o di “saperne solo il nome”.

“Il cloud computing porterà benefici enormi all’economia europea, consentendo a governi, imprese e consumatori di avvalersi di risorse informatiche di elevato profilo a condizioni di efficienza economica finora impensabili”, ha affermato Robert Holleyman, Presidente e CEO di BSA. “Purtroppo, ancora troppi utenti europei ne hanno una limitata conoscenza e non si sono ancora attrezzati per trarre vantaggio dalle opportunità che il cloud offre”.

La ricerca nota poi che l’elevata familiarità col cloud computing varia sensibilmente da una nazione all’altra nel mercato unico europeo, da circa un quarto degli utenti in nazioni come il Regno Unito (28%) e Grecia (24%) ai circa uno su dieci di Polonia (9%) e Francia (10%).

Risulterà forse sorprendente che il cloud vanti i tassi di adozione più elevati in nazioni come la Grecia e la Romania (39%), decisamente superiori alla media europea e globale, specie se comparati ai mercati europei più evoluti, in cui gli utenti affermano di servirsi del cloud a tassi assai più contenuti, come quelli della Germania (17%), del Belgio (18%) e della Francia (19%). Tale contrasto però riflette il più ampio trend rilevato dalla ricerca, secondo cui i mercati in via di sviluppo mostrano d’aver sopravanzato quelli più maturi nell’impiego della nuova tecnologia.

Nell’Unione Europea, l’86% degli utilizzatori di applicazioni cloud affermano di servirsene per impieghi privati, per lo più scegliendo servizi offerti gratuitamente. Solo il 29% dice di utilizzarle a scopo di business, con una leggera riduzione rispetto alla media globale, che si situa al 33%.
Le applicazioni più comunemente utilizzate in Europa al momento sono: l’email (79%), il word processing online (36%), le applicazioni di archiviazione di foto e gaming online (entrambe sul 35%).

È infatti atteso a breve da parte della Commissione Europea un documento ufficiale di Strategia Europea per il Cloud Computing, un primo passo per stimolare lo sviluppo e l’adozione del cloud nel Mercato Unico. In questo scenario, BSA incoraggia i policy maker ad assumere un approccio ampio e globale alle politiche sul cloud, per far sì che gli utenti e le aziende che offrono applicazioni cloud in Europa possano avvantaggiarsi appieno dello sviluppo della tecnologia a livello mondiale.

“Il cloud computing si basa essenzialmente su un fattore di scala”, conclude Holleyman. “Per goderne appieno i benefici, l’Europa necessita di impostare anche un ‘mercato unico digitale’ integrato a livello globale: gli utenti devono poter scegliere liberamente fra i servizi offerti e i fornitori europei devono poter sfruttare le opportunità di crescita nel mercato emergente extra europeo a più elevato tasso di sviluppo”.

 

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