21 giugno 2012

Nuove barriere informatiche allontanano le aziende multinazionali

Uno studio di BSA analizza gli ostacoli e propone policy di risposta articolate 

Business Software Alliance (BSA) ha realizzato uno studio, disponibile sul blog BSA TechPost (www.bsa.org/techpost) da cui risulta che una nuova ondata di barriere commerciali incentrate su aspetti informatici rischia di allontanare molte società multinazionali dai mercati a più elevato tasso di crescita.

Rileva infatti la ricerca che le barriere all’ingresso nei rispettivi mercati imposte da grandi economie emergenti come ad esempio Cina e India non solo inibiscono l’accesso delle società multinazionali, ma incoraggiano altre nazioni in via di sviluppo ad adottare simili misure protezionistiche.

“Si verifica una sorta di effetto contagio”, commenta Robert Holleyman, Presidente e CEO di BSA. “Due anni fa abbiamo iniziato a riscontrare politiche discriminatorie sulla ‘innovazione interna’ in Cina. Ora ne vediamo in India, Brasile, Indonesia e anche altrove. Si ripete un meccanismo simile con le politiche che limitano l’offerta di servizi cloud attraverso i confini nazionali, che stanno prendendo piede in Asia e America Latina. Questo protezionismo informatico viene sovente mascherato da politica per promuovere l’innovazione, la sicurezza o altre priorità nazionali. E rende più difficile competere all’interno dei tradizionali regolamenti del WTO. Occorre impostare una nuova agenda commerciale per l’economia digitale”.

BSA individua cinque tipologie fondamentali di barriere di mercato focalizzate sull’IT, esemplificando ciascuna di esse con specifici case study:

• Favorire l’acquisto di prodotti nazionali da parte di agenzie governative o di imprese collegate con lo Stato, o mostrare forme di pregiudizio verso particolari nuove tecnologie
• Modificare gli standard tecnologici per favorire le aziende nazionali e proteggerle dalla concorrenza internazionale
• Invocare motivazioni di sicurezza o creare ostacoli burocratici al prodotto informatico estero mentre si favorisce quello locale
• Richiedere la data location ai fornitori di servizi cloud o imporre restrizioni sulle transazioni oltre confine
• Imporre barriere tariffarie grazie al fatto che l’Information Technology Agreement del WTO non copre molte nuove tecnologie o certi mercati chiave.

La ricerca di BSA si rivolge agli Stati Uniti e alle altre economie avanzate nell’IT perché vengano perseguiti accordi commerciali bi e multi laterali per combattere tali barriere. A tal fine, BSA propone di agire secondo gli otto punti che seguono:

• Spingere i partner commerciali ad adottare politiche di procurement nazionali trasparenti e non discriminatorie
• Assicurarsi che gli approvvigionamenti commerciali di aziende di Stato o comunque legate al settore pubblico non subiscano pressioni politiche
• Adottare accordi commerciali basati su regole che promuovano gli standard tecnologici di mercato
• Fissare regole chiare che consentano il trasferimento dei dati attraverso i confini nazionali
• Rafforzare la protezione della proprietà intellettuale e dell’enforcement ma opporsi alle restrizioni di mercato in funzione di dove quest’ultima è localizzata e sviluppata
• Far valere gli impegni commerciali esistenti e assicurarsi che quelli nuovi siano tesi a rimuovere le barriere
• Espandere l’Information Technology Agreement del WTO
• Intensificare l’impegno bilaterale con I principali partner commerciali per promuovere le best practice che favoriscono l’innovazione.

La ricerca, intitolata “Lockout: How a New Wave of Trade Protectionism Is Spreading through the World’s Fastest-Growing IT Markets — and What to Do about It,” può essere scaricata dal blog di BSA: www.bsa.org/techpost.
 

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